Per chiunque abbia mai messo piede a Bali, la vista dei templi è sicuramente una delle cose più memorabili. Questi edifici di culto indù si ergono maestosi in vari angoli dell’isola, dalla riva del mare, alle pendici delle montagne, al centro dei laghi, fino ai cortili delle case della gente. Il loro design intricato, ricco di intagli e slanciato verso l’alto, spesso ci lascia a bocca aperta.
Tuttavia, la bella estetica visiva è solo la superficie. L’architettura dei templi balinesi non è solo una questione di arte edilizia o di ostentazione di grandezza. Ogni centimetro di scultura, l’orientamento degli edifici e la divisione in zone all’interno del tempio hanno un significato filosofico molto profondo. Gli indù balinesi costruiscono i templi come espressione concreta del loro modo di vedere l’universo e Dio.
Scopriamo insieme i significati nascosti dietro la bellezza dell’architettura dei templi balinesi.
Il Concetto di Tri Hita Karana come Fondamento Principale
Il primo passo per comprendere il tempio è capire il concetto di Tri Hita Karana. Questo termine si riferisce alle tre cause della felicità e dell’armonia nella vita: il buon rapporto tra l’uomo e Dio (Parahyangan), tra gli esseri umani (Pawongan) e tra l’uomo e l’ambiente naturale circostante (Palemahan).
L’architettura del tempio è la manifestazione fisica di questo concetto. L’area principale del tempio è costruita come luogo sacro per avvicinarsi a Dio (Sang Hyang Widhi Wasa). D’altra parte, gli spazi all’interno del tempio sono progettati per accogliere migliaia di fedeli durante le grandi cerimonie, rafforzando i legami sociali tra i membri della comunità. Infine, l’uso di materiali naturali come pietra arenaria, pietra vulcanica, legno e tetti in fibra di palma da zucchero mostra come questa architettura si integri e rispetti l’ambiente circostante.
La Divisione in Tre Zone Spaziali o Tri Mandala
Quando si entra in un grande complesso templare, non si arriva direttamente al luogo di culto principale. Si devono attraversare diversi cancelli. Questo sistema di organizzazione spaziale è chiamato Tri Mandala, che divide l’area del tempio in tre livelli di sacralità.
La prima è Nista Mandala o Jaba Sisi. Questa è la zona più esterna che funge da spazio di transizione dal mondo esterno all’area del tempio. Qui, l’atmosfera è ancora piuttosto profana o secolare. Di solito quest’area è utilizzata per i preparativi delle cerimonie, per spettacoli di danza o per il parcheggio.
La seconda è Madya Mandala o Jaba Tengah. Dopo aver superato il cancello esterno, si entra nella zona centrale. Quest’area è una zona di confine più sacra rispetto alla zona esterna. Qui di solito si trovano edifici di supporto come il Bale Kulkul (torre del tamburo) o il luogo di ritrovo dei leader religiosi per preparare gli strumenti cerimoniali.
La terza è Utama Mandala o Jeroan. Questa è la zona più interna e più sacra del tempio. È qui che si svolgono tutte le attività di culto principali. Solo coloro che intendono pregare o che sono in uno stato di purezza possono entrare in quest’area. In questa zona si trovano gli edifici sacri principali o pelinggih.
Candi Bentar e Kori Agung, Due Cancelli Pieni di Significato
I templi balinesi sono molto identificati con i loro due tipi di cancelli maestosi: Candi Bentar e Kori Agung. Entrambi non sono semplici ingressi, ma potenti simboli spirituali.
Candi Bentar è il cancello esterno che assomiglia a un tempio diviso in due parti simmetriche e separate a sinistra e a destra. Questo cancello non ha tetto. Filosoficamente, Candi Bentar simboleggia la dualità terrena che deve essere bilanciata, come bene e male, o giorno e notte. La sua forma aperta suggerisce anche che il tempio accoglie chiunque venga con buone intenzioni.
Dopo aver superato la zona esterna, si incontra il Kori Agung o Paduraksa per entrare nella zona principale. A differenza del Candi Bentar, il Kori Agung è un cancello unico con un tetto curvo o slanciato verso l’alto. Sulla porta è spesso scolpito un volto di gigante spaventoso chiamato Bhoma. La funzione di Bhoma sopra questo cancello è quella di protettore spirituale, incaricato di respingere le energie negative o gli spiriti maligni affinché non entrino a disturbare la sacralità dell’area principale del tempio.
Pelinggih Meru, Replica del Sacro Monte Mahameru
Nell’area Utama Mandala, lo sguardo è subito catturato dalle torri di legno con tetti a strati in fibra di palma. Questi edifici sono chiamati Meru. Il numero di livelli del tetto del Meru è sempre dispari, da uno, tre, cinque, sette, nove, fino al massimo di undici livelli.
Nella cosmologia indù, il Meru simboleggia il Monte Mahameru, considerato la dimora degli dei e il centro dell’universo. Più livelli ha il tetto, più alto è il rango della divinità o manifestazione di Dio venerata in quel luogo. Il design del tetto che si restringe verso l’alto rappresenta anche il viaggio spirituale dell’uomo, che inizia dalla vita terrena ampia e complessa e si restringe verso un unico punto focale: l’unione con Dio.
Intagli e Rilievi che Diventano Libri di Storie Viventi
La bellezza dei templi balinesi non sarebbe completa senza menzionare gli intagli decorativi estremamente intricati. Se si osserva da vicino, questi intagli non sono solo motivi di foglie o fiori. Molte pareti dei templi presentano rilievi di storie epiche, come il Ramayana o il Mahabharata.
Per le persone del passato che forse non sapevano tutte leggere la scrittura antica, i rilievi sulle pareti dei templi fungevano da libri di storie visive. Attraverso queste sculture in pietra, gli anziani trasmettevano messaggi morali, insegnamenti sul dharma (bontà) e le conseguenze di ogni azione umana nel mondo. Quindi, mentre si cammina intorno al tempio, i fedeli possono anche fare una riflessione sul proprio comportamento quotidiano.
Comprendere l’architettura dei templi balinesi ci fa capire che la vera bellezza di questi edifici risiede nell’armonia tra forma fisica e significato. Ogni linea, pietra e livello dell’edificio è progettato con piena consapevolezza per creare uno spazio calmo, equilibrato e sacro. I templi balinesi sono la prova concreta di come arte, architettura e spiritualità possano fondersi in un’opera eterna.















